NEWS

 

Programmazione 2018   

(Schedule on 2018)

 

**********************************************************************************

 

Umana Passione

Sette musiche per quartetto d’archi

Letture di Sandro Cappelletto

tratte da Il Vangelo secondo Gesù di Josè Saramago

Quartetto Prometeo

Associazione Musicale Lucchese

Lucca, Auditorium Boccherini, 18 marzo 2018 ore 17

 

 

 

L’idea di Umana Passione nasce sulle tracce delle celebri Sette ultime parole del nostro Redentore sulla croce, capolavoro scritto da Haydn in tre differenti versioni, per quartetto d’archi, per orchestra e per soli, coro e orchestra. Subendo il fascino della versione più intima e intensa, quella per quartetto d’archi, quale può essere oggi il punto di partenza per una nuova riflessione su questo cruciale momento della vicenda di Cristo? Fra le più alte e inquietanti testimonianze in quest’ambito, c’è senz’altro il Vangelo secondo Gesù Cristo di José Saramago. All’interno dell’ultima parte del testo di Saramago, quella dedicata alla Passione, Sandro Cappelletto ha individuato sette ‘quadri’ che colgono i momenti più significativi di quel percorso, sostituendosi idealmente alle sette, evangeliche frasi di Gesù.

Come avviene in Haydn, anche qui la musica, attraverso i propri, astratti mezzi d’espressione poetica e il suo costante anelito alla costruzione d’una forma, si propone come autonomo ripensamento dei contenuti delle letture. Diversi, questi ultimi, dalle canoniche citazioni evangeliche, diversa la temperatura di questa nuova musica, che non può prescindere dalla drammaticità, dalla crudezza e finanche dalla violenza del suo riferimento letterario. L’andamento inquieto, la dinamica incessante delle figure, la frequente asprezza delle soluzioni timbriche innervano di sé la trama musicale del brano, che però, pur nell’urgenza dell’emozione, non rinuncia all’intima elaborazione, al cesello raffinato della scrittura, accettando l’eredità della secolare tradizione quartettistica.

 

… “Sei tu il figlio di Dio?”, gli domandarono.

Gesù rispose nel modo enigmatico cui aveva abituato chi lo ascoltava: “Se io non lo fossi, Dio ti renderebbe muto prima ancora di consentirti di domandarmelo”.

**********************************************************************************

 

**********************************************************************************

 

The Nature in the grave (2015)

per ensemble

Ensemble Sentieri selvaggi

Carlo Boccadoro, direttore

Mantova, Festival Trame Sonore

2 giugno 2018 

 

Nato per il Festival di Sentieri selavaggi 2015, e all’ensemble dedicato, The Nature in the grave, è una breve suite strumentale, brillante e ricca di spunti melodici, tratta da un lavoro più ampio per voce e strumenti, basato sull’ultimo poemetto scritto da W. H. Auden prima della sua improvvisa morte, nel settembre del 1973. The Entertainment of the senses – questo il titolo del poemetto e del brano originario – è una critica tagliente al mito del Progresso che, lungi dal migliorare la condizione dell’uomo, ne corrompe inesorabilmnte lo spirito, i gusti e i comportamenti: si affacciano spesso le figure di Cupido e della Morte, rappresentata soprattutto dalla parola ‘grave’, (tomba), che chiude simmetricamente tutte le cinque sezioni del poema, ognuna dedicata ad uno dei cinque sensi.

 

 

 

 

Born for the Sentieri selvaggi Festival 2015, and dedicated to the ensemble, The Nature in the grave, is a brief instrumental suite, brilliant and full of melodic ideas, from a wider work for voice and instruments based on the last poem written by W.H. Auden before his sudden death in September 1973. The Entertainment of the senses - this is the title of the poem and of the original piece - is a sharp criticism of the myth of Progress that, far from improving the condition of mankind, works inexorably to corrupt the spirit, tastes, and behaviors of women and men: the figures of Cupid and Death often overlook, represented above all by the word 'grave', which symmetrically closes all five sections of the poem, each devoted to one of the five senses.

 

 

 

**********************************************************************************

 

Quartettsatz (2018)

per violino, viola, violoncello e pianoforte

Josef Suk Piano Quartet

Trieste, Sala Tartini, Concerti del Conservatorio

29 novembre 2018 

Trento, Società Filarmonica

30 novembre 2018 

Prima esecuzione assoluta

 

         Secondo lavoro, dopo Trio pour un ange del 2015, dedicato ai musicisti dello Josef Suk Piano Quartet, Quartettsatz ne ripercorre alcuni caratteri stilistici, come la ricerca di una estrema continuità nello sviluppo del discorso musicale, la coerenza dei materiali armonici e intervallari impiegati, l’attenzione agli equilibri della forma musicale generale. Concepito, come dice il titolo, in unico movimento di circa dodici minuti, il pezzo parte mettendo in giuoco alcune figure musicali molto evidenti, talvolta in contrasto fra loro, e trae progressivamente le conseguenze dal dialogo fra questi elementi musicali. Ne nasce un percorso dove frequenti sono le sorprese e dove si assiste alla trasformazione continua della materia musicale, protagonisti gesti e figure che invitano l’ascoltatore a seguirli nel loro imprevedibile cammino, regolato solamente dalla logica della fantasia.

 

 

Second work, after Trio pour un ange (2015), dedicated to the musicians of the Josef Suk Piano Quartet, Quartettsatz traces some stylistic features, such as the search for an extreme continuity in the development of the musical stream, the coherence in the treatment of the harmonic and interval materials, the attention to the balance of the general musical form. Conceived, as the title says, in a single movement of about twelve minutes, the piece starts showing some very evident musical figures, sometimes in contrast with each other, and progressively draws the consequences from the dialogue between these musical elements. The result is a journey where frequent surprises are found, and where we witness the continuous transformation of musical matter: gestures and figures invite the listener to follow them in their unpredictable path, only regulated by the logic of fantasy.

 

**********************************************************************************

 ‘Lavori in corso’  (Work in progress)

**********************************************************************************

 

Megalexandros

Lo sguardo ad Oriente

Progetto di Sandro Cappelletto, Matteo D’Amico e Ramin Bahrami

Elaborazione e creazione dei testi di Sandro Cappelletto

Musica di Ramin Bahrami e Matteo D’Amico

 

Il progetto Megalexandros nasce dalla discussione di Sandro Cappelletto, Matteo D’Amico e Ramin Bahrami intorno alla figura di Alessandro Magno (356-323 a.C.). Personaggio chiave della storia antica, che vede in lui il momento culminante  della civiltà ellenistica, Alessandro ha mantenuto intatta la sua suggestione attraverso l’epoca imperiale romana e la fioritura umanistica, fino alle avventure imperiali dell’età moderna, incarnazione privilegiata dell’ambizione umana ad esplorare e conquistare il mondo. Più che per le qualità di condottiero militare, la sua figura sembra oggi essere ancora viva e attuale per l’inesausta sete di conoscenza, volta ad incontrare e a stabilire feconde relazioni con esperienze di vita e di cultura le più diverse e le più lontane da sé. La sua apertura verso il diverso fu un atteggiamento che lo accompagnò per tutta la breve ed intensissima vita, segnandone profondamente l’azione politica e culturale.

 

 

L’idea dei tre autori è costruire un concerto/spettacolo che ricostruisca, in forma libera e originale, ma basata su alcuni degli elementi di carattere storiografico oggi disponibili – le testimonianze degli autori di epoca classica, greci e latini, oltre ai suoi diari e alle sue lettere - la straordinaria vicenda intellettuale ed emotiva vissuta da Alessandro: le sue ambizioni, i suoi slanci, le sue utopie, i suoi furori, i suoi amori, le sue vittorie e le sue sconfitte. Scontro e confronto, dialogo e sopraffazione, la vicenda politica di Alessandro è corsa veloce e tumultuosa sui binari di questi poli dialetticamente contrapposti, dominata, sì, da un’ambizione smisurata, ma anche da una sete inesauribile di arricchimento spirituale.

Ramin Bahrami, oltre a partecipare in qualità di esecutore al pianoforte, curerà una serie di ‘isole’ musicali da lui composte su materiali della tradizione persiana, sia antica che di epoca moderna, e, più in generale di matrice orientale.

L’organico previsto dall’opera dovrebbe risultare così composto:

-          due voci narranti (attori)

-          una voce di controtenore; una voce naturale, di matrice etnica

-          un ensemble madrigalistico di 4/5 elementi

-          ensemble strumentale di circa 8 elementi: 2 pianoforti, 2 percussionisti, violoncello, 3 strumenti di tradizione non europea (da scegliere tra oud, duduk, setar, tombak, tar, etc.)

-          schermo e apparato per video proiezioni

 

 

The idea of ​​the three authors is to build a concert / show that reconstructs, in a free and original form, yet based on some of the historiographical elements available today - the testimonies of the authors of the classical era, Greek and Latin, as well as his diaries and to his letters - the extraordinary intellectual and emotional affair experienced by Alessandro about his ambitions, his outbursts, his utopias, his fury, his loves, his victories and his defeats.

Ramin Bahrami, in addition to participating as a performer at the piano, will cure a number of ''Musical islands” composed by him on the Persian tradition materials, both ancient and modern times, and more generally of oriental matrix.

 

**********************************************************************************

 

Hérodiade

Poema musicale in tre parti su testo di Stéphane Mallarmé

(Musical Poem in three parts on a text by Stéphane Mallarmé)

per 2 voci femminili e ensemble strumentale

1. Ouverure 2. Scène 3. Cantique de Saint Jean

 

 

         Questo lavoro, che prevede una fase piuttosto lunga di gestazione e lavorazione, si propone di dare una veste musicale ad una fra le più enigmatiche e complesse opere di Mallarmé, quella Hérodiade che, comparsa sotto questo titolo nell’edizione definitiva della Pléiade, non è mai stata portata a compimento dal poeta, che per quasi tutta la sua vita ne ha inseguito, senza riuscirci,  la forma definitiva. Anche in questa veste incompiuta, quest’opera si presenta in tutta la sua pienezza e la sua forza, ricca di suggestioni teatrali che Mallarmé stesso intuì, preferendo poi lasciarla in forma puramente poetica. Incentrata sulla figura simbolica di una protagonista che riunisce in sé i tratti dei due personaggi biblici di Erodiade e di sua figlia Salomè, Hérodiade si divide in tre parti: una Ouverture, in cui parla da sola un’anziana Nutrice di Erodiade, una Scène, dove, nel dialogo con la Nutrice, si sviluppa la complessa personalità di Erodiade, e il conclusivo Cantique de Saint Jean, molto diverso nel metro e nel carattere dalle due precedenti sezioni, quasi un dialogo immaginario tra la protagonista e la testa mozzata del profeta. La realizzazione musicale dell’opera prevede due voci femminili di diverso colore (una più drammatica e una più leggera) e un ensemble di 6/8 esecutori, scelti prevalentemente tra gli strumenti a tastiera e a percussione.

 

The project of this work is based upon one of the most wide and enigmatic poems written by Stéphane Mallarmé. The French poet, throughout all his life, pursued a defined form for this poem, ever realizing the dramatic and theatrical power of the matter, but, in the end, setting it only in a poetic form. Here the protagonist is  Hérodiade, a symbolic figure who joins together the two biblical characters of Salome and his mother Erodiade. The whole text divides into three parts, the first one being an Ouverture in which speaks an ancient Nurse, the second one a Scène, where Hérodiade appears and in its dialogue with the nurse develops its complex personality, and the third one, Cantique de Saint Jean, an imaginary dialogue between the protagonist and the severed head of the Prophet, where character and metrics are very different from the previous two sections. The musical realization of the work consists of two different female voices (a more dramatic and a lighter one) and an instrumental group of 6-8 performers, mainly chosen from among keyboard instruments and percussion.

 

 

Da  Scène:

 

……. J'aime l'horreur d'être vierge et je veux/ Vivre parmi l'effroi que me font mes cheveux/ Pour,le soir, retirée en ma couche, / reptileInviolé sentir en la chair inutile/ Le froid scintillement de ta pâle clarté/ Toi qui te meurs, toi qui brûles de chasteté,/ Nuit blanche de glaçons et de neige cruelle !/ Et ta soeur solitaire, ô ma soeur éternelle/ Mon rêve montera vers toi : telle déjà,/ Rare limpidité d'un coeur qui le songea,/ Je me crois seule en ma monotone patrie/ Et tout, autour de moi, vit dans l'idolâtrie/ D'un miroir qui reflète en son calme dormant/ Hérodiade au clair regard de diamant.../ O charme dernier, oui ! je le sens, je suis seule.

 **********************************************************************************